1050 Lites – Ameth
Un’orda di mostri marini si rovesciava sulla città.
La nascita demoniaca delle creature era pressoché ovvia, fortunatamente vennero respinti dagli attacchi dagli alleati Tiros, Lites e Gona-Mur.
Il conflitto, si disseminò a sud, dove una potente forza armata di elfi neri si scontrò con le tribù di Yrch del deserto. È qui, che il mio signore nacque, io, il suo cronista vi racconterò la sua classe. La sua fu una storia di dolore.
389 Deserto e Pianure Dorate
Dalle spoglie della civiltà antica si erse l’era dell’uomo. La tribù del mio signore si congiunse alla razza Yrch sulle terre Dorate. Gli Yrch, robusti di corporatura e molto alti, in media più di un umano, sono estremamente simili agli uomini, ma se ne distinguono per il colore scuro della pelle e dei capelli e per i lineamenti duri del volto che li rende a volte molto affascinanti.
Costruirono assieme un potere saldo sulla zona, ponendosi come bastione contro le invasioni da sud. Così nacque dalla fusione con l’essere umano, un Clan sulle terre Dorate.
Il Clan fu fondato dal l’uomo che si rivelò il più possente, delle tribù Yrch e Umane, messo alla prova in uno scontro di dura crudeltà, affrontando mille insidie tre le sabbie nel deserto, una sopravvivenza disagevole all’uomo non essendo abituato a quelle temperature così calde. Il coraggioso era un fabbro, dal corpo vigoroso, dalle larghe e possenti spalle, il suo viso niveo risplendeva la sua abbronzatura. Si chiamava Brithos ed era giovane e dotato di bellezza, il suo fulgore risplendeva pari alla luce del giorno. Brithos, si innamorò di Nishide una Yrch guerriera capo delle donne valorose degli Yrch, era contemplata da tutti gli uomini per le sue forme vigorose e dall’ascia di battaglia ornata posta sulla sua schiena. Dallo sguardo freddo si poteva intravedere la dolcezza, dimenticata dalla brutalità dei secoli. Le sue labbra turgide lasciavano desiderare una morsa stretta al proprio cuore, lunghi capelli castani, gli scendevano fino a palpare i seni, come se tingessero la sua pelle scura al chiarore del sole.
Brithos prese tra le braccia del suo cuore Nishide, che lo guardava attratta al ritorno dall’impresa, fu un colpo di fulmine, al suo ritorno vide, alle soglie del sole lo sguardo di Nishide che lo aspettava, come se lei sapesse quale fosse il loro destino.
Brithos trovo l’amore negli occhi di Nishide, gli diede un figlio. Si sposarono unendo le tradizioni degli uomini e degli Yrch. Brithos eresse il Clan nel mentre della cerimonia, chiamandolo DeCiren “il fulmine” nelle antiche lingue dei barbari, gettò a terra d’avanti a tutti il proprio scudo e la spada lunga sulla sabbia, e sua moglie gettò la sua ascia di battaglia, vi portarono il bambino e lo fecero coricare sullo scudo, in cerimonia di battesimo alla dea Danu.
Dalla bocca di Brithos, usci il nome, “Evan” per i barbari era conosciuto come l’eroe della loro libertà, fu dato il nome “Evan” al bambino per ricordare un eroe valoroso e poderoso in battaglia come era stata Evan.
Un grido si sollevò dalla folla riunita approvando la scelta del loro capo tribù.
Lo Shiamano diede inizio al rito alla dea Danu battezzando il bambino con il nome di “Evan DeCiren”.
Passano gli anni e Evan è cresciuto seguendo il padre, imparando a cacciare e maneggiare le armi, cercando la disciplina dell’acciaio, insegnatogli da suo padre. Nelle sere calde stava con la madre e imparava a cercare le stelle, leggere e a scrivere usando le sabbie del deserto come papiri.
Evan, fisicamente era già possente e vigoroso a 15 anni d’età era un combattente rispettato, abile con qualsiasi arma da taglio e aveva partecipato anche ad importanti battaglie tra tribù nel deserto,
1050 Lites – Ameth
Una potente armata di Elfi neri, attaccò il villaggio del mio signore, cogliendoli di sorpresa. Brithos riuscì a fronteggiarli con una parte del suo Clan, la maggior parte di essi era già stata sterminata alle porte del villaggio.
Il mio signore lottava al fianco di suo padre, sfondando corpi, massacrando elfi neri. A un tratto un possente Elfo nero dall’armatura nera lucente, accecò Evan, uscendo dalla cavalleria. Evan lo fisso, come se il tempo si fosse fermato gli lasciò un’immagine impressa nella sua mente.
L’elfo nero si diresse su Brithos che si faceva strada, spezzando vite nella fanteria nemica, l’attenzione ora era tutta sul possente elfo oscurato dalla propria armatura, lanciò un urlo alzando lo Spadone, e prese la rincorsa su Brithos. Brithos, si preparò allo scontro, stringendo forte la propria spada lunga con due mani dopo aver rotto il suo scudo. L’elfo diretto su Brithos, attaccò in corsa da cavallo, Brithos, colpì alle gambe il cavallo per disarcionare l’elfo, con un colpo di lato. L’elfo cadde, ma riuscì prima di cadere a infilzare lo spadone nel petto di Brithos.
Rialzatosi, il cavaliere si diresse verso Brithos, a terra, dalla bocca gli usciva una bolla di sangue e il suo sguardo era vitreo nel vuoto. L’elfo lo rialzò tenendo le mani sul manico del proprio spadone conficcato nel torace di Brithos, lo estrasse di colpo e il corpo di Brithos barcollò, prima che cadde l’elfo lo decapitò.
Evan che, rimase a guardare la scena, con gli occhi scorse la scia di sangue che la testa lasciò prima di cadere al suolo. Rimase impassibile, alla caduta del padre, la rabbia lo prese, ma ormai la battaglia era persa, Lanciò un NO! uccise chi gli era da ostacolo davanti a se per fuggire.
Le ceneri si confusero con la terra, il sangue si fece sabbia…
Senza leader, molti Yrch furono costretti a una rapida fuga o vennero catturati. Gli Yrch persero metà dei loro territori originari. Chi mai potrà dire perché erano venuti? Per le Armi d’acciaio o per uccidere?
Nessuno lo seppe mai perché il capo si diresse a Nord.
Evan ritornò al campo, a cercare sua madre. Era un massacro di corpi e sangue amalgamato con la sabbia. Si diresse verso il padre ma vi trovò solo il corpo, la testa, era scomparsa.
Girovago tutto il campo a cercare un segno di sua madre ma non trovo nulla, quando stava per uscire dal campo dal lato nord, inciampò in un’ascia sporca di sangue sepolta nella sabbia, la estrasse, vi era una mano mozzata che la teneva ancora in pugno, si accorse di colpo che l’ascia gli era famigliare, gli cadde l’ascia dalle mani, guardo per un attimo la luna e cadde in ginocchio piangendo.
Gli Elfi Neri vennero respinti dopo una sanguinosa battaglia alle porte di Elidin, da un esercito alleato di Tiros e di Lites.
L’attacco fu blando e nessuno seppe dare una risposta al perché gli elfi neri non abbiano continuato una battaglia praticamente vinta…
1070 Eldenor
Evan DeCiren l’ultimo del Clan dei DeCiren, cammina solitario, nel continente Ameth,
Sono passati 20 anni dall’accaduto, ma Evan non dimentica, prima o poi troverà chi deve pagare per la sua condanna all’esistenza.
