Che personaggio, quel Freddie Spencer.
Enigmatico, indecifrabile, perfino implacabile. E quante leggende sono nate intorno a lui.
Si diceva che vivesse con il fuso orario americano, e che Erv Kanemoto andasse al motor home a svegliarlo quando era ora di scendere in pista. Faceva la spola tra il mondiale e la sua Schreveport, in Louisiana. Volava in prima classe e senza bagaglio.
Aveva un talento smisurato. Imparava le piste in un batter d’occhio. Pochi giri ed era già su tempi record. E quando toglieva il casco a fine gara non aveva un capello fuoriposto. Non sudava!!
Tutto questo fino al 1985, anno dei due titoli in 500 e 250. Unico nella storia a conquistarli, insieme. Al primo Gp del 1986, dopo avere disertato praticamente in toto i test invernali per le complicazioni di una sinusite (così disse), fece sua la pole e dominò la gara, ma solo per tredici giri.
Dopodiché imbrocco a sorpresa la corsia box, sparendo dietro una serranda chiusa in fretta e furia dai tecnici HRC. Si parlò di tendinite al braccio destro (Freddie, abbandonando la moto nella mani dei meccanici non lo toccò nemmeno) e si raccontano ancora oggi strane leggende su quell’episodio mai chiarito.
Fatto sta che il vero “Fast” Freddie, quello che avevo fatto ammattire Lucchinelli, messo in ginocchio Kenny Roberts e ridicolizzato Eddie Lawson, scomparve dietro quella serranda chiusa alle sue spalle.
Dopo ci fu solo la lunga quanto vana attesa di rivedere lo Spencer che non esisteva più. Non lo recuperò Kanemoto, volle provarci dopo di lui Agostini, invano. E ogni altro tentativo fu un fallimento.
Poco tempo fa sono tornato alla carica con uno dei tecnici che è stato al fianco di Spencer quando correva con la Honda. Non mi ha fornito dettagli, su quel GP di Spagna del 1986, ma una risposta secca. Che potrei tradurre in “non c’era più con la testa”.
Se è questo che è successo a Stoner, se “non c’è più con la testa”, gli auguro di cuore di riuscire la dove Spencer ha fallito. Ovvero tornar a vincere.


