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“Fast” Freddie: unico nel suo genere

Posted in IDOLI, STORIA on Settembre 7, 2009 by evandeciren

Freddie_Spencer_85Che personaggio, quel  Freddie Spencer.

Enigmatico, indecifrabile, perfino implacabile. E quante leggende sono nate intorno a lui.

Si diceva che vivesse con il fuso orario americano, e che Erv Kanemoto andasse al motor home a svegliarlo quando era ora di scendere in pista. Faceva la spola tra il mondiale e la sua Schreveport, in Louisiana. Volava in prima classe e senza bagaglio.

Aveva un talento smisurato. Imparava le piste in un batter d’occhio. Pochi giri ed era già su tempi record. E quando toglieva il casco a fine gara non aveva un capello fuoriposto. Non sudava!!

Tutto questo fino al 1985, anno dei due titoli in 500 e 250. Unico nella storia a conquistarli, insieme. Al primo Gp del 1986, dopo avere disertato praticamente in toto i test invernali per le complicazioni di una sinusite (così disse), fece sua la pole e dominò la gara, ma solo per tredici giri.

Dopodiché imbrocco a sorpresa la corsia box, sparendo dietro una serranda chiusa in fretta e furia dai tecnici HRC. Si parlò di tendinite al braccio destro (Freddie, abbandonando la moto nella mani dei meccanici non lo toccò nemmeno) e si raccontano ancora oggi strane leggende su quell’episodio mai chiarito.

Fatto sta che il vero “Fast” Freddie, quello che avevo fatto ammattire Lucchinelli, messo in ginocchio Kenny Roberts e ridicolizzato Eddie Lawson, scomparve dietro quella serranda chiusa alle sue spalle.

Dopo ci fu solo la lunga quanto vana attesa di rivedere lo Spencer che non esisteva più. Non lo recuperò Kanemoto, volle provarci dopo di lui Agostini, invano. E ogni altro tentativo fu un fallimento.

Poco tempo fa sono tornato alla carica con uno dei tecnici che è stato al fianco di Spencer quando correva con la Honda. Non mi ha fornito dettagli, su quel GP di Spagna del 1986, ma una risposta secca. Che potrei tradurre in “non c’era più con la testa”.

Se è questo che è successo a Stoner, se “non c’è più con la testa”, gli auguro di cuore di riuscire la dove Spencer ha fallito. Ovvero tornar a vincere.

Tratto da Motosprint

LE PORTE DI FUOCO

Posted in LIBRI, STORIA on Gennaio 20, 2009 by evandeciren

Ho sentito dire che un amante ricorda le stagioni e gli anni trascorsi in funzione delle donne che gli hanno infiammato il cuore. Ricorda ad esempio un certo anno in cui, pazzo d’amore, cercava la sua amata in quella data città e un determinato anno in cui un’altra fanciulla aveva ceduto infine alle sue lusinghe.

Per il guerriero, invece, le stagioni non sono segnate da tali tenere rimembranze, né dal passare dei giorni e dei mesi, ma dalle battaglie. Dalle campagne combattute e dai compagni perduti; dalle prove superate: scontri e confronti da cui il tempo cancella tutti gli eventi superficiali, lasciando soltanto luoghi e nomi che nel ricordo del guerriero raggiungono una dimensione alta e nobile che va oltre il normale commemorare, una dimensione che è stata acquistata con la santa moneta del sangue e  riscattata con la vita degli amati compagni d’arme.

Così come il sacerdote ha la sua graphis e la sua tavoletta di cera, anche il soldato ha la sua iscrizione. La storia è scritta sulla sua stessa persona con uno stilo di ferro, il suo alfabeto istoriato con la lancia e la spada sul suo corpo in maniera indelebile.


Tratto dal libro

LE PORTE DI FUOCO di Steven Pressfield